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Se approfondissimo la conoscenza delle più antiche religioni
e pratiche olistiche orientali (Scintoismo, Buddismo, Taoismo) troveremmo in
ciascuna di queste dei momenti, pratiche, cerimonie, simboli, che, in qualche
modo, sono assimilabili a vari aspetti della pratica di Reiki.
E’ quindi plausibile e ragionevole pensare che Reiki sia stato il risultato
del percorso di crescita spirituale, di studio e di meditazione di un monaco
particolarmente sensibile e illuminato: Mikao Usui (1865-1926).
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E’ a lui che dobbiamo la sincretizzazione del metodo,
la messa a punto delle cerimonie di iniziazione, delle tecniche di armonizzazione
ed equilibrio proprie di Reiki.
Molte sono le versioni, e le scoperte più o meno recenti e più
o meno serie e credibili sulla sua storia e sulla sua vita, ma in fondo riteniamo
che ben povero sia il loro impatto, ammesso che ce ne sia uno, sul significato
e sulla pratica di Reiki così come Usui, per il tramite dei Maestri iniziati
nella sua discendenza, l’ha tramandata fino a noi.
Usui si è limitato, nella sua grande, illuminante umiltà, a mettere a punto il metodo, a metterlo in pratica su se stesso e su moltissime altre persone, a tramandarlo ai suoi iniziati.
Dopo la sua morte, naturalmente, inevitabilmente, Reiki ha cominciato a diffondersi nel mondo in modo esponenziale: i suoi allievi in Giappone hanno creato la "Usui Reiki Ryoho Gakkai"; Chujiro Hayashi in occidente ha dato vita ad una diffusione/occidentalizzazione che ha portato Reiki ad essere oggi una disciplina praticata da milioni di persone, in modi diversi, ma ciò fa naturalmente parte della normale evoluzione di ogni cosa, certamente anche di Reiki.
Perché parliamo di armonizzazione?
Perché parliamo di equilibrio?
Perché preferiamo astenerci dall’usare la tanto abusata parola “guarigione”?
E’ molto semplice: Reiki è una disciplina olistica e come tale parte dall’assunto che l’essere umano sia costituito da un’inscindibile mescolanza di Anima e Corpo, Rei e Ki, Essenza Universale ed Essenza Individuale.
In questo “dualismo unitario” va ricercata la
causa scatenante del sintomo: semplicemente un conflitto, una disarmonia, una
vibrazione incoerente tra questi due elementi.
E’ nel perseverare irrisolto del sintomo, dovuto al fatto che l’individuo,
spesso, per mille diversi motivi, non riesce a riconoscere questa disarmonia,
questo conflitto, che va ricercata la vera e profonda causa scatenante della
malattia.
Il sintomo viene trascurato, magari semplicemente attribuito
al “colpo di freddo” piuttosto che all’incidente…
In realtà il conflitto preme per essere individuato e risolto e allora
si esprime attraverso i nostri punti di maggiore sensibilità: per qualcuno
una febbre, per altri un mal di gola, una bronchite, un problema intestinale,
piuttosto che attraverso malattie molto più gravi, debilitanti, invalidanti;
talvolta mortali.
La domanda è: Reiki guarisce?
E se guarisce lo fa meglio o in modo diverso dalla medicina allopatica?
La risposta ad entrambe le domande è: assolutamente no!
Reiki non si pone mai, per nessuna ragione, in contrasto o come alternativa alla medicina allopatica.
Così come Reiki non “guarisce” dalle malattie.
O per lo meno non lo fa nel modo in cui noi siamo abituati a pensare alla guarigione.
Reiki agisce riportando l’individuo verso una situazione
di armonia, di vibrazione coerente con sé stesso, con l’Universo
tutto, con i suoi simili.
Questo ha spesso un effetto spettacolare anche sulla condizione fisica delle
persone.
E’ però importante non dimenticare mai che Reiki non è né
la medicina nè il medico.
Reiki è un mezzo di armonia, consapevolezza, pace con
sé stessi e con gli altri: in due parole crescita spirituale.
Reiki non è artefice di nulla, Reiki è uno strumento.
“Solo” uno strumento, sacro, splendido, meraviglioso, talvolta strabiliante.
Ma solo uno strumento. Da usare con rispetto, con cura. Uno strumento da utilizzare
in ogni istante della nostra vita, senza parsimonia ma sempre con grande gratitudine.
Attribuire a Reiki il compito di guarire qualcuno da qualcosa sarebbe come comprare
una bellissima bicicletta e pretendere che ci porti in capo al mondo.
Come si possono utilizzare gli insegnamenti di Usui per la
nostra crescita spirituale?
Il cammino è lungo, entusiasmante, spesso gravoso.
Usui ci ha insegnato che esistono tre diversi livelli di Reiki attraverso i
quali l’allievo compie il suo personale ed mai uguale percorso di evoluzione:
A questo livello lo studente impara a riconoscere i propri bisogni materiali, a riconoscere ed esprimere senza remore tutte le proprie emozioni, siano esse comode o scomode, recenti od antiche. Nel primo livello si impara a vivere secondo i cinque principi dell’Imperatore Meiji che così saggiamente Usui ci tramanda come indispensabili strumenti per vivere in armonia con i nostri simili e con l’Universo nella sua totalità.
Qui si impara a mettere in relazione i propri bisogni con il proprio Spirito, con la Coscienza Universale. Si impara a riconoscere la propria luce, la propria ombra. Si impara a mettersi in contatto con l’Energia Universale, l’Universo, Dio o comunque lo si chiami. E’ questo il livello in cui si prende consapevolezza della profonda differenza che esiste tra la mente ed il cuore. E’ il livello in cui si riconoscono i propri veri bisogni, quelli legati allo Spirito. E’ il livello in cui si impara a realizzare i propri desideri attraverso l’azione e non più attraverso il “fare”. E’ qui che impariamo ad integrare le nostre esperienze passate, a rielaborare in chiave positiva tutto quello che materialmente od energeticamente ci tiene legati, bloccati; tutto quello che ci impedisce di “volare”.
Il livello del Servizio. A questo punto, dopo un impegnativo e luminoso processo di crescita, lo studente diventa egli stesso Maestro. Si impegna in prima persona ad assumersi la responsabilità di aiutare coloro che lo desiderano nel loro processo di crescita. Tutto questo senza mai dimenticare il suo compito primario che resta quello di non arrestare mai il proprio processo di evoluzione. Solo così potrà essere aperto e disponibile ai suoi allievi. Solo così potrà essere il solido ma al contempo duttile strumento di crescita per quelli che a lui si rivolgeranno.
Il processo di crescita spirituale, è facile capirlo,
è inesorabilmente un meccanismo fonte di consapevolezza, benessere, felicità.
E’ il cammino attraverso il quale, uno ad uno, con pazienza e determinazione
si va a sciogliere tutti i “blocchi” energetici che abbiamo accumulato
fino al momento in cui abbiamo scelto di prendere Reiki. E’ il cammino
che, di pari passo, ci dà la giusta consapevolezza perché di blocchi
non ne creiamo mai più. E’ il vero ed unico motore quindi di un
benessere e di una felicità reale, radicata, duratura. Non legata al
tempo, non legata più ai piccoli grandi eventi (piacevoli o meno che
siano) della nostra vita, ma direttamente proporzionale al livello di armonia
che riusciamo a creare tra il nostro Corpo e il nostro Spirito che in realtà
è parte integrante dell’Energia Universale.
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