Testimonianza di Gigi

Nel corso della vita accade di imboccare, spesso in modo inconsapevole, strade che non portano da nessuna parte, perché dovunque arrivi ci stai male e devi ancora andare avanti perché lì si che starai meglio.

Il piacere, il danaro, la carriera, il potere esercitato in qualsiasi ruolo, nella famiglia come sul lavoro, sono le più classiche prigioni che ci costruiamo da soli, le più consuete catene con cui ci leghiamo in modo inestricabile.

Fino a morirne.

Quando poi nel corso della vita, per esempio a causa della perdita di una persona cara, tutto crolla, allora la morte, anche se in modo inconsapevole, è vicina ed attesa perché nella vita non c’è niente altro.

Niente oltre.

Ho iniziato la mia attività lavorativa con un lavoro che mi piaceva e mi divertiva; sono poi entrato nel meccanismo.

Quando ebbi la nomina a capoufficio responsabile della ricerca motori dell’Alfa Romeo mi sentivo quasi di pari grado all’amministratore delegato al cui posto ero convinto che avrei saputo fare anche meglio.

E così di seguito in un continuo crescendo. Un traguardo dopo l’altro; ognuno desiderato e conquistato con una lotta dura e serrata; ognuno insufficiente ed insignificante dopo averlo raggiunto perché uno più alto e più importante e significativo sembrava lì a portata di mano.

Poi la mia seconda figlia, Francesca, è andata via.

Il vuoto è divenuto solido e consistente e tutto ciò che mi circondava e che fino ad ieri era la mia vita quotidiana ha mostrato tutto il suo essere effimero e vacuo.

Rassegnato all’ineluttabile, perché accaduto, non riuscivo neanche a pensare che potesse  esistere alternativa al nulla.

Avevo già fatto costruire la mia tomba con sulla lapide inciso il mio nome e la data di nascita; l’altra data in bianco.

Poi ho incontrato Reiki.

Non ho compreso subito, ma ho avuto fiducia nel mio maestro e sono andato avanti. Anche se al buio.

Ho proseguito su terreni inesplorati senza sapere verso dove e perché.

Ed ho cominciato a vedere la luce.

Grazie a Reiki.